Non serve rifarsela con Monti. Non viene da Marte

11 AGO 20
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Per ridurre la spesa pubblica improduttiva in modo significativo edefficace, bisognerebbe prima, saper dove mettere tutti quelli, persone edenti, dal centro alla periferia, che di quella spesa vivono. Naturalmentesenza creare tensioni sociali. La quadratura del cerchio. Sono così tanti,così trasversalmente distribuiti, così ubiquitari e coinvolgono cosìtante tipologie sociali decise a difendere il loro status, che pensare aduna maggioranza parlamentare capace di incidere il bubbone è quasi utopia.E’ quasi utopia perché non si tratta di sprechi singoli, circoscritti eindividuabili, ma di un insieme tentacolare che rappresenta, fotografa ilnostro sistema e il modo come la dilatazione della spesa pubblica si siagenerata. Cioè, gli sprechi aggiuntivi e consolidati, obbediscono allalogica di due funzioni: quella degli ammortizzatori sociali intesiall’italiana e quella della sine cura dell’uso del denaro pubblico.Poiché questa impostazione, cui tutti si sono adeguati, non può tenerconto dei vincoli economici indispensabili per una gestione virtuosa, cisiamo ritrovati in un tunnel virtuale zeppo di contraddizioni e di cui,“il posto di lavoro”, diventato una variabile indipendente dalla realenecessità di lavoro, è l’emblema. Capisco tutta la rabbia e la protesta.Sarà mica che non si rendono conto di come stanno le cose? Nessuno sembra avere il coraggio di spiegarlo chiaramente, magari con una metafora: l’alcolizzato non può pretendere di farsi sobrio rimanendo attaccato alla bottiglia. Non può. In India, produzione industriale a febbraio +4,1%, si aspettavano di più. Da noi si pasticcia, in pieno stile consociativo, sui cento milioni di rimborsi da riscuotere a luglio. Già, noi siamo creativi: di debiti.